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Protezione del Patrimonio: il tuo passaggio generazionale la prevede?

09 Ott 2018

Protezione del Patrimonio: un argomento spesso dimenticato

Nella mia esperienza professionale ho notato che la differenza tra “gestione del passaggio generazionale” e “protezione del patrimonio” (personale o aziendale) è spesso oggetto di fraintendimento.

Il passaggio generazionale è sicuramente un momento fondamentale per la vita dell’azienda o della Famiglia.

In quel momento un soggetto (Imprenditore o proprietario Immobiliare) deve decidere come regolare il futuro del suo patrimonio e della sua attività.

Normalmente per l’Imprenditore questo si risolve nella scelta se approcciarsi ad una cessione d’azienda oppure “passare l’azienda ai figli” (oppure entrambe le cose insieme).

Ho notato che l’attenzione che viene posta su questo aspetto (e sui conseguenti aspetti fiscali della vicenda successoria), porta a dimenticare gli aspetti (a mio avviso) più rilevanti legati alla protezione del patrimonio stesso.

Questa riguarda la possibilità o meno di rendere impignorabili o insequestrabili alcuni beni della Famiglia, proprio perchè separati (rectius, segregati) e destinati ad una specifica finalità (purchè meritevole di tutela).

Ed in effetti, i tradizionali strumenti quali holding e patto di famiglia, non hanno alcuna valenza nè finalità protettiva.

Con esse si regola, appunto, il passaggio generazionale, con l’effetto di individuare un nuovo soggetto titolare di quote ed immobili.

E’ nota l’enfasi che poniamo sull’opportunità di utilizzare lo strumento del Trust sia per la tutela immobiliare, sia per il passaggio generazionale in azienda.

A differenza, infatti, dei tradizionali strumenti (i.e. holding, patto di famiglia, fondo patrimoniale…solo per citare quelli più noti) il Trust ha come importante effetto quello della segregazione dei beni da azioni esecutive da futuri e potenziali creditori del disponente.

A parità di imposizione fiscale successoria, il fatto che spesso non venga nemmeno preso in considerazione (se non in situazioni di grandi patrimoni) è sintomo di un deficit conoscitivo che andrebbe colmato quanto prima.

Dunque, per quale ragione privarsi di questa opportunità di tutela?

Sono consapevole delle diffidenze legate allo spossessamento di quote e beni immobili, da sempre nota dolente del Trust.

Luminari del diritto e profondi conoscitori dello strumento hanno tentato di aggirare l’ostacolo, proponendo il trust c.d. auto-dichiarato (in cui il trustee coincide con il disponente).

I rovinosi strascichi giudiziari di questa prassi hanno contribuito non poco a gettare cattiva luce sull’istituto stesso.

Ma proprio perché si tratta di un istituto fiduciario, l’accento dovrebbe essere posto semmai nell’individuazione di un trustee terzo, conosciuto e di indubbia professionalità.

Non certo nell’escludere a priori uno strumento duttile e sicuramente più completo di altri.

Avv. Giuseppe Bellini